Il pasto libero: questo momento immancabile all’interno di ogni piano nutrizionale suscita sempre innumerevoli dubbi. Nella mia esperienza professionale, purtroppo, ho notato che invece di rappresentare un momento di gioia, relax, condivisione e piacere, diviene sovente una fonte di stress, ansia, paura e senso di colpa.
Quello che troverete di seguito è la mia personale e libera interpretazione del pasto libero. Alcuni colleghi potrebbero dissentire o consigliarvi un approccio differente; tuttavia, sono certa che questa prospettiva potrà incuriosirvi e, qualora non riuscissi a fornirvi risposte definitive, mi auguro quantomeno di suscitarvi diversi dubbi sui quali soffermarvi a riflettere.
Iniziamo con il concetto fondamentale per il quale il pasto libero rappresenta un preciso momento della settimana in cui è il paziente stesso a decidere liberamente cosa, come e quanto mangiare. Per lo meno nella fase iniziale del percorso, ribadisco che il pasto libero è assolutamente libero. Non desidero che vi precludiate alcun alimento: pizza e birra, lasagna e bignè, arrosticini, bruschette, vino, fritti, cornetto, sushi; insomma, qualsiasi cosa voi desideriate. Non vi è un giorno della settimana fisso per consumarlo: potete approfittarne il sabato sera, la domenica in famiglia, oppure il mercoledì sera in occasione del compleanno di un’amica. Siete esclusivamente voi a deciderlo.
Decidere è un atto di estrema rilevanza in quanto costituisce un’azione che responsabilizza profondamente l’individuo. È fondamentale che siate voi a prendere tali decisioni, assumendovi la completa responsabilità di ciò che mangerete; si tratta di quella medesima responsabilità che, nei soggetti che seguono un percorso dimagrante, viene abitualmente sollevata per un certo periodo e affidata alla figura del nutrizionista. Affrontare il pasto libero è essenziale, mentre evitarlo risulta deleterio e preoccupante.
I dubbi più frequenti
Cosa posso mangiare?
Tutto. Un consiglio fondamentale che fornisco ai miei pazienti, tuttavia, è di affrontare tale momento con serenità, ponendo attenzione e ascoltando il proprio senso di sazietà. Occorre domandarsi: abbiamo mangiato perché ne avevamo reale desiderio? Per noia? Per soggezione nei confronti degli altri commensali?
Con che frequenza posso fare il pasto libero?
Tendenzialmente una volta a settimana. Queste rappresentano le indicazioni primarie che fornisco nella fase iniziale; tuttavia, come ogni altro aspetto del percorso, anche la frequenza del pasto libero deve essere personalizzata. Decideremo insieme, incontro dopo incontro, quale possa essere la cadenza più adeguata alle vostre specifiche esigenze. Non vi nascondo che è possibile giungere a inserire molteplici pasti liberi a settimana e continuare a dimagrire con successo.
Cosa fare se mi capita più di un pasto libero a settimana?
In questa casistica possiamo intendere una delle due occasioni come il pasto libero vero e proprio e, nell’altra circostanza cercheremo di fare del nostro meglio. Apprezzo profondamente la frase che recita: “Fai ciò che puoi con quello che hai lì dove sei”. A titolo esemplificativo, se la sera precedente ho consumato la pizza e oggi mi invitano a cena fuori, questa sera ordinerò una pietanza quanto più simile alle indicazioni del mio piano nutrizionale: un piatto di pesce semplice come un arrosto, una tagliata di carne o una tartare, preoccupandomi di evitare tutto ciò che risulta facilmente evitabile, quali grissini, pane, alcolici e dolci.
Come compensare il pasto libero?
Non si compensa in alcun modo. Il meccanismo di compensazione è profondamente deleterio, poiché induce a credere di poter arginare una situazione, istigando lentamente la persona a distaccarsi sempre maggiormente dalle indicazioni fornite dalla nutrizionista. A maggior ragione, se si è mangiato più spesso fuori casa, la tendenza comune è quella di evitare successivamente il pane o la pasta, eliminando in modo arbitrario alimenti presenti nel piano nutrizionale. Per quale motivo attuare tali restrizioni se il nutrizionista non ha ritenuto necessario comunicarvi alcuna indicazione a riguardo? Se si mangia in quantità lievemente superiori al solito o se capitano più occasioni sociali, l’unica azione corretta da intraprendere consiste nel prenderne semplicemente consapevolezza.
Consigli utili per viverlo al meglio
Riflettiamo innanzitutto sul significato profondo del pasto libero: esso costituisce un momento di evasione e di leggerezza. Rappresenta una pausa che permette di ricaricare le energie prima di tornare a svolgere il proprio lavoro nutrizionale, seppure tale percorso risulti gradito. Si tratta, inoltre, di un momento altamente formativo che consente di comprendere l’impatto che i differenti cibi esercitano sul nostro organismo e di metterci alla prova. Molto spesso alcuni pazienti tirano troppo la corda e lamentano fastidiosi disturbi intestinali a seguito del pasto libero: questo rappresenta un eccellente segnale d’allarme che lascia intendere chiaramente quale sia la linea sottile che separa il piacere dal malessere fisico.
Ecco alcuni suggerimenti da mettere in pratica:
- fai una lista dei tuoi alimenti preferiti e inseriscili nel pasto libero di settimana in settimana variandoli: in questo modo mangerai tutto e non ti precluderai nulla nell’arco delle settimane di dieta.
- programmalo in anticipo quando riesci: stabilisci ogni settimana il momento esatto così da organizzarti di conseguenza.
- arrivaci con la mente libera: non scaricare tensioni e stress sul cibo, ma per mangiare con reale gusto concediti una passeggiata prima del pasto libero in modo da sederti a tavola più tranquillo. Questo ti aiuterà a evitare di mangiare soggiogato dalle emozioni.
- chiediti spesso se gli alimenti che tanto ti piacciono non possano essere inseriti anche nel contesto settimanale: spesso, infatti, molte preparazioni sono facilmente adattabili (conosci, per esempio, la finta pizza di cavolfiore?).
- arriva preparato al pasto libero: invece di pensare “che bello, ora mi sfondo” (sono consapevole che sia una frase forte, ma so bene che è un pensiero ricorrente), analizza la tua alimentazione quotidiana cercando gli elementi che più ti aggradano. Soffermandoti su questi aspetti positivi e trovando del bello nella tua settimana, non avvertirai alcun bisogno di strafare.
- non saltare il pasto libero: saltarlo significa entrare in una noiosa routine, ma significa altresì non correre alcun rischio. Al contrario, è fondamentale correre il rischio, magari commettere degli errori, prendersi le proprie responsabilità e imparare attraverso il confronto costruttivo con la tua nutrizionista. Chi salta il pasto libero è spesso mosso dalla paura di sbagliare, dal timore di ingrassare e da una scarsa fiducia nelle proprie capacità di gestione.
Il pasto libero, e soprattutto le modalità con le quali lo affrontate, mi fornisce un’inestimabile quantità di informazioni su di voi e mi permette, di conseguenza, di aiutarvi concretamente a migliorare il resto del piano nutrizionale. Non sottovalutatelo.
