SIBO: cos’è, sintomi, cause e terapia nutrizionale

04 Giu

SIBO è l’acronimo per Small Intestinal Bacterial Overgrowth, una condizione caratterizzata dalla presenza di un numero anormalmente elevato di batteri nell’intestino tenue.
I pazienti con SIBO possono essere clinicamente asintomatici o avere sintomi che soddisfano i criteri diagnostici della sindrome dell’intestino irritabile (IBS).

SINTOMATOLOGIA

SIBO è l’acronimo per Small Intestinal Bacterial Overgrowth, una condizione clinica caratterizzata dalla presenza di un numero anormalmente elevato di batteri all’interno dell’intestino tenue. In condizioni fisiologiche normali, questo tratto dell’apparato digerente ospita una flora batterica decisamente inferiore rispetto al colon. Quando si verifica una proliferazione eccessiva, o una migrazione anomala di batteri dal colon verso l’intestino tenue, si innescano processi di fermentazione deleteri.

I pazienti affetti da SIBO possono presentarsi clinicamente asintomatici oppure manifestare un quadro sintomatologico che soddisfa i medesimi criteri diagnostici della sindrome dell’intestino irritabile (IBS), rendendo indispensabile una diagnosi differenziale accurata.

Sintomatologia

Le persone soggette a SIBO manifestano tipicamente almeno tre dei seguenti sintomi, causati in gran parte dalla fermentazione batterica anomala e dal conseguente malassorbimento dei nutrienti:

  • alterazione dell’alvo (frequente alternanza tra diarrea e stipsi)
  • meteorismo, gonfiore addominale e distensione (dovuti alla massiccia produzione di gas quali idrogeno e metano da parte dei batteri)
  • vomito e nausea
  • affaticamento cronico e stanchezza persistente
  • calcolosi della colecisti
  • artralgie (dolori articolari diffusi)
  • acne o rosacea
  • sintomi depressivi o annebbiamento mentale
  • sintomi da istaminosi (prurito e dermatiti)
  • ipovitaminosi B12 (i batteri consumano questa vitamina prima che l’organismo ospite riesca ad assorbirla)
  • ipovitaminosi D e un generale alterato assorbimento dei grassi

Soggetti predisposti e cause

La sovracrescita batterica è quasi sempre la conseguenza di un’alterazione dei meccanismi fisiologici di difesa dell’organismo. Le cause primarie risiedono spesso in una riduzione dell’acidità gastrica (la prima barriera contro i patogeni) o nel rallentamento del complesso motorio migrante, ovvero quel meccanismo neuromuscolare che agisce come uno “spazzino” per ripulire l’intestino tenue tra un pasto e l’altro.

I soggetti maggiormente predisposti includono coloro che:

  • sono o sono stati per lungo tempo in trattamento con gastroprotettori (inibitori della pompa protonica), i quali annullano la barriera acida dello stomaco
  • sono o sono stati per lungo tempo trattati con antibiotici, antidepressivi o farmaci antispastici
  • hanno patologie croniche come la pancreatite o il diabete di lunga data (il quale può causare neuropatia e rallentare la motilità intestinale)
  • hanno patologie autoimmuni, o presentano una familiarità per esse, ed esiti di interventi chirurgici addominali che causano aderenze
  • soffrono di ipotiroidismo, una condizione strettamente legata al rallentamento del transito gastrointestinale
  • presentano elevati e costanti livelli di stress cronico, inibendo la corretta funzionalità del nervo vago e della digestione

Come si diagnostica?

Per accertare la presenza della patologia in modo oggettivo, il gold standard non invasivo attualmente in uso è il Breath Test (test del respiro) al lattulosio o al glucosio. Questo esame specifico misura le concentrazioni di idrogeno e metano nell’aria espirata a intervalli regolari: poiché le cellule umane non sono in grado di produrre tali gas, la loro misurazione fornisce un indicatore diretto e quantificabile della fermentazione batterica in atto nell’intestino tenue.

Come comportarsi?

La gestione della patologia richiede un approccio rigoroso, integrato e personalizzato nel tempo:

  • continuare a lavorare sui fattori scatenanti originari apportando modifiche strutturali allo stile di vita, permettendo al paziente di supportare il proprio microbiota ed evitare fastidiose recidive future.
  • individuare i fattori scatenanti e le condizioni predisponenti, collaborando con il medico per trattare la radice del problema e ripristinare una corretta motilità.
  • impostare una terapia nutrizionale clinica adeguata. In questa fase, il protocollo dietetico scientificamente più accreditato è la dieta Low FODMAP, strutturata in fasi specifiche. Questo approccio mira a sottrarre temporaneamente ai batteri i carboidrati fermentescibili di cui si nutrono, riducendo drasticamente la sintomatologia e l’infiammazione silente.

Dott.ssa Dalila Miceli

Salute e benessere